Il ruolo del Medico Competente nelle varie fasi della pandemia: approfondimento del Garante Privacy

Pubblicata il 10 giugno 2021

Il Garante Privacy ha recentemente pubblicato un approfondimento tecnico che analizza le attribuzioni del medico competente in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, sia in situazione ordinaria che nel contesto emergenziale, ovviamente prestando particolare attenzione al tema del trattamento dei dati personali.

Il medico competente, nell’esercizio della sua funzione, è espressione anche di un interesse pubblico (tutela del lavoratore e della collettività) che va oltre la sfera di competenza del datore di lavoro e ai relativi poteri. Mantiene una propria autonomia che gli consente di fare delle valutazioni che possono anche non essere allineate alle scelte organizzative e gestionali del datore di lavoro; risponde piuttosto ai principi della medicina del lavoro e del Codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale. Anche sul fronte della Privacy, il professionista deve trattare i dati in modo autonomo, nel rispetto della disciplina di protezione dei dati e dei principi che regolano l’attività diagnostica, delle regole di deontologia professionale, con particolare riguardo al segreto medico-paziente. È significativo ricordare che il legislatore ha regolato in modo molto preciso e dettagliato il tema della conservazione della documentazione sanitaria, in tutte le casistiche possibili (a regime, alla cessazione dell’incarico del medico competente, alla cessazione di un rapporto di lavoro, alla cessazione di attività dell'azienda).

Il medico competente inoltre è tenuto a specifici obblighi di comunicazione del medico competente in favore di altri soggetti istituzionali che perseguono finalità di sanità pubblica e di prevenzione.

Nei mesi di pandemia il medico competente ha assunto una posizione di maggiore centralità nel contrasto e nel contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 nel contesto lavorativo, sia per il maggior impegno nel supportare le aziende sia nel contribuire al perseguimento degli obiettivi collettivi. Fin dalle prime settimane dell’emergenza, il Garante ha sottolineato la funzione di garanzia del medico competente nel trattamento dei dati dei lavoratori, fornendo chiarimenti e puntualizzazioni per iscritto.

Come da Protocollo il Medico Competente collabora con Datore di lavoro e SPP nell’individuazione, attuazione e perfezionamento delle misure e nell’osservanza dei protocolli anticontagio, nell’informazione e formazione dei lavoratori sul rischio di contagio da SARS-CoV-2, nell’esame dei rischi riguardanti gruppi di lavoratori maggiormente esposti al contagio (es. operatori sanitari, forze dell’ordine) o in particolari situazioni di “fragilità” legata a fattori quali l’età anagrafica o a situazioni di pregressa morbilità.

Il medico competente è stato chiamato a fornire indicazioni nella scelta di DPI e prodotti per l’igienizzazione. Anche le visite mediche sono intensificate per gestire i casi previsti dalla normativa, quali la riammissione in servizio del singolo lavoratore contagiato e poi negativizzato. Il medico competente infine è coinvolto nelle procedure di contact tracing per identificare, classificare e gestire i contatti in ambito lavorativo.

Nell’attuale fase di vaccinazione, è opportuno chiarire che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali, perché si tratta di dati “non pertinenti” e “non attinenti alla valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore”. Solo nell’ambito delle professioni sanitarie (operatori di strutture sanitarie, farmacie, ecc.) la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle prestazioni lavorative. Il medico competente può invece riservarsi di esprimere giudizi di idoneità parziale e/o inidoneità temporanee per i lavoratori non vaccinati, e anche in questo caso il dato va gestito con la dovuta riservatezza e il datore di lavoro deve limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente.

La vaccinazione nei luoghi di lavoro resta una "iniziativa di sanità pubblica”, riconducibile al Servizio sanitario regionale. Coerentemente, le principali attività di trattamento dati - dalla raccolta delle adesioni, alla somministrazione, alla registrazione nei sistemi regionali dell’avvenuta vaccinazione- devono essere effettuate dal medico competente o da altro personale sanitario, e il Datore di Lavoro non può chiedere di essere messo a conoscenza dell’intenzione o meno del lavoratore di aderire alla campagna, la somministrazione o meno del vaccino ovvero altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore.

Il testo originale è consultabile a questa pagina.

 

Per informazioni:
Ufficio Sicurezza
Tel.: 0422 916456/451
E-mail: sicurezza@unisef.it

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UNIS&F rinnova anche quest’anno l’iniziativa Check up gratuito Sicurezza sul Lavoro e Privacy. Dopo l’interesse riscosso dalle scorse edizioni, le Aziende possono richiedere l’intervento dei tecnici UNIS&F per un sopralluogo aziendale finalizzato a testare il livello conformità organizzativa ai temi Sicurezza e Privacy. Il rilievo di alcuni dati significativi per la definizione del grado di conformità rispetto alla normativa vigente e per la delineazione della struttura dell’organizzazione aziendale conferirà scientificità all’intervento: eseguiremo una mappatura del livello di conformità attraverso una serie di domande mirate, sottoposte mediante colloquio al referente aziendale. Quali vantaggi per l’azienda? Il referente aziendale avrà l’occasione di ripercorrere i principali adempimenti in materia di Privacy e/o di Sicurezza sul lavoro, avere evidenza dei disallineamenti rispetto alle normative e individuare le aree prioritarie di intervento. A conclusione della visita, verrà consegnato un report che riepiloga i risultati dell’intervista e individua il livello attuale della gestione Privacy e/o Salute e Sicurezza in Azienda. Inoltre, grazie alle informazioni raccolte, UNIS&F sarà in grado di fornire una proposta di affiancamento ancora più sartoriale e personalizzata, in un percorso specifico di attuazione delle misure correttive e di miglioramento. Per informazioni e per prenotare una visita: Matteo ScomparinTel. 0422 916 417E-mail: mscomparin@unisef.it
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07-10-2021
La certificazione verde nei luoghi di lavoro
Con provvedimento dello scorso 21 settembre (D.L. 21 settembre n. 127) il Consiglio dei ministri ha esteso l’obbligo della certificazione verde a tutti i lavoratori, tanto nel settore pubblico che nel privato.Pertanto, in base alla recente normativa, colui che voglia accedere al luogo di lavoro dovrà possedere ed esibire, a richiesta, la certificazione verde, al fine di evitare di essere considerato dall’azienda come assente ingiustificato.L’onere circa la verifica del rispetto di tale obbligo è stato, quindi, attribuito alle aziende, chiamate entro il 15 ottobre a definire le modalità operative con cui svolgeranno tali controlli.Al fine di consentire la verifica del green pass, è stata approntata un’apposita applicazione gratuita “VerificaC19” di cui dovranno dotarsi le aziende per poter effettuare un esatto screening delle certificazioni.Sebbene l’attuale sistema non renda conoscibili ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione, (ovvero vaccinazione o attestazione della negatività al virus o esito del tampone) e, pertanto, l’obbligo del green pass non comporti una violazione della riservatezza dei dati sanitari, come affermato dal Consiglio di Stato in una recente ordinanza (ord. n. 5130 del 2021), la sua verifica costituisce comunque un trattamento che, come tale, impone il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati.Di conseguenza, accanto all’uso dell’applicazione, le aziende dovranno anche dotarsi di adeguati modelli organizzativi, che tengano a mente l’esigenza di tutela della riservatezza del lavoratore.Sulla scorta di tale presupposto le aziende dovranno, quindi, improntare un modello procedurale di controllo che preveda, come elementi cardine, l’adozione e comunicazione di un’adeguata informativa ai lavoratori, l’individuazione e nomina dei soggetti incaricati all’accertamento adeguatamente istruiti e il divieto di conservazione delle relative certificazioni. L’invito, quindi, anche dell’Autorità Garante, è quello di evitare i trattamenti non necessari e adottare le procedure più idonee al rispetto delle regole. Per informazioni:Tel.: 0422 916417E-mail: privacy@unisef.it