INAIL: sanzione di 50.000,00 euro per tre data breach

Pubblicata il 16 giugno 2022

Si è conclusa con l’accertamento di tre data breach e una sanzione di euro 50.000,00 l’istruttoria che aveva interessato l’INAIL a partire dal 2020, quando l’ente aveva segnalato al Garante tre incidenti informatici.

Nella fattispecie, tra il 2019 e il 2020 l’INAIL aveva registrato tre accessi non autorizzati di alcuni utenti a dati personali, anche particolari, di soggetti terzi, denunciandoli tempestivamente al Garante.

Questa volta, tuttavia, alla base degli incidenti nessun hacker o ransomware, bensì errore umano ed una presumibile falla del sistema.

Ebbene, nonostante l’istituto abbia documentato il proprio sistema di gestione, i propri processi e procedure, all’esame del Garante l’accadimento degli incidenti e l’incapacità dell’ente di individuarne le cause è bastato per decretare l’inefficacia e, con essa, l’inadeguatezza in concreto delle misure adottate e la comminazione della sanzione.

Ancora una volta, dunque, con la propria decisione il Garante ha riaffermato la necessità di un’applicazione del GDPR secondo il principio dell’accountability e nel rispetto del risk-based approach, sempre però in un’ottica “tailor made”, che tenga conto del dato reale e concreto dettato dal caso specifico. 

 

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it