L’aggiornamento dei preposti dopo il DL n. 146/2021

Pubblicata il 22 marzo 2022

Nelle ultime settimane le aziende hanno ricevuto indicazioni talvolta contrastanti rispetto alle novità introdotte dal DL n. 146/2021 e sulle tempistiche per l’adeguamento. Assindustria Venetocentro ha contribuito a fare chiarezza sull’argomento con un webinar gratuito che si è svolto lo scorso 8 marzo (la registrazione è disponibile per le aziende associate a questo link)
Per quanto riguarda la formazione, è opportuno segnalare che le nuove disposizioni diventeranno operative solo quando sarà adottato il nuovo Accordo, che sostituirà una serie di Accordi pre-esistenti. 
Fino a giugno, o comunque in attesa del nuovo Accordo, l’obbligo di prima formazione e di aggiornamento quinquennale devono essere adempiuti secondo l’Accordo CSR di dicembre 2011. In particolare:
-    Resta la scadenza dei 60 gg per adempiere all’obbligo di formazione del nuovo preposto;
-    Il preposto che ha svolto il corso di prima formazione (o l’ultimo aggiornamento utile) cinque anni fa, deve frequentare il corso di aggiornamento: non è ammesso aspettare il nuovo Accordo per procedere all’aggiornamento;
-    D’altra parte, non è necessario anticipare al 2022 la scadenza per l’aggiornamento del preposto formato/aggiornato nel 2020, perché la frequenza biennale diventerà operativa solo quando saranno noti contenuti, modalità, etc. del nuovo Accordo. 
Fin da subito, tuttavia, è consigliabile almeno informare il preposto sul «potenziamento» del suo ruolo e delle sue responsabilità in virtù delle modifiche apportate dalla legge 215/2021 al D.Lgs. 81/08.

Per informazioni:
Ufficio Formazione Sicurezza
0422 916 456
sicurezza@unisef.it

 

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it