Digital Assessment Center (DAC): l’approccio digitale per monitorare e sviluppare le soft skill in tempi rapidi

Pubblicata il 29 luglio 2021

La gestione del cambiamento in azienda, che va sotto il nome di change management, ha subito forti accelerazioni anche a causa dell’attuale situazione pandemica. Il capitale umano fatica ad adeguarsi alle continue mutazioni richieste del mercato: per questa ragione disporre di strumenti per mappare le conoscenze e le competenze (trasversali o specifiche) e capire le necessità di aggiornamento sta diventando un asset imprescindibile per le aziende. Sino a pochi anni fa tutto questo era possibile solo grazie a lunghi e costosi percorsi di consulenza aziendale. L’evoluzione digitale permette oggi lo sviluppo di strumenti completi e performanti, in grado di offrire anche a realtà d’impresa di ridotte dimensioni analisi complete in modo semplice e in tempi rapidi.

Il DAC (Digital Assessment Center) pensato da UNIS&F, con il contributo della Camera di Commercio di Treviso - Belluno, costruirà un primo degli step di analisi delle competenze: quello relativo alle soft skill, che secondo il mondo delle HR rappresentano uno degli ambiti più coinvolti nella gestione del cambiamento. Il DAC consentirà alle imprese interessate in modo rapido e completamente gratuito di fare una prima mappatura delle soft skills di dipendenti e collaboratori, individuando possibili percorsi per un rafforzamento delle competenze, evitando dunque dispersione di risorse economiche in attività che non portano valore.

Le soft skill saranno valutate in tre differenti ambiti: capacità relazionali, capacità gestionali del sé e degli altri e capacità cognitive. L’idea è quella di digitalizzare il processo di assessment tramite una piattaforma automatizzata, survey elettroniche, un sistema di report che fornisca indicazioni sul grado di competenza e la proposta su contenuti di apprendimento per aumentare il grado di conoscenza e di competenza dei partecipanti. Attraverso il DAC, sarà possibile infatti:

  • registrarsi a una piattaforma come azienda o singolo partecipante);
  • disporre di quiz teorici e task pratici;
  • fare esperienza di una gamificazione delle prove tramite classifiche e contest per elevare al massimo la motivazione al raggiungimento dei risultati,
  • fruire di una valutazione automatica;
  • monitorare i risultati effettivi, con relativa reportistica sull’esito;
  • storicizzare il dato relativo al grado di competenza.

Il DAC suggerirà poi percorsi di miglioramento che combinino momenti di apprendimento, esperienze e nuovi momenti di valutazione. Una volta a regime, questo progetto potrà essere anche “trasferito” direttamente all’interno delle imprese che si riveleranno interessate a proseguire con le attività di analisi delle competenze anche a distanza, così da poterle supportare nella fase di ripartenza, favorire lo sviluppo e la competitività del territorio attraverso azioni mirate di supporto al management e abbattere i costi legati agli assessment interni.

Per informazioni:
Tiziano Casanova
Tel. 0422 916469
E-mail: risorseumane@unisef.it 

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it