La liceità del trattamento parte dall’informativa

Pubblicata il 07 giugno 2021

Informare parzialmente o in maniera scorretta equivale a non informare.

È questo l’insegnamento che il Garante ha impartito a un’impresa manifatturiera con l’ordinanza - ingiunzione dello scorso 15 aprile 2021, comminandole una sanzione di ben 40.000,00 Euro.

L’impresa, infatti, pur avendo apparentemente adempiuto agli obblighi statuiti dal Regolamento che impongono di fornire ai dipendenti un’informativa preventiva ai sensi dell’art. 13, GDPR, di fatto aveva invece omesso di specificare nella stessa le precise caratteristiche di raccolta e trattamento dei dati dei dipendenti da parte dei sistemi aziendali.

Questa “dimenticanza”, sommata all’illeceità dei trattamenti medesimi, è quindi costata cara all’azienda, integrando una duplice violazione, sia sotto il profilo dell’art. 13 del GDPR, in base al quale il titolare è tenuto a fornire preventivamente tutte le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del trattamento, sia in base all'art. 5, par. 1, lett. a) del Regolamento, che impone un principio generale di correttezza e trasparenza, che trova piena applicazione nei confronti di tutti gli interessati, dipendenti inclusi.

L’Autorità ha, quindi, ordinato alla società di modificare le informative rese ai lavoratori, indicando le caratteristiche dei sistemi aziendali, ingiungendole altresì il pagamento di una rilevante sanzione.

 

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it