Mancate nomine a responsabile: le sanzioni del Garante

Pubblicata il 31 marzo 2021

Il Garante torna a sanzionare le mancate nomine a responsabile.

Questa volta a essere punita è la Regione Lazio, condannata lo scorso gennaio al pagamento di ben 75.000,00 euro per aver omesso la nomina a responsabile del trattamento della società terza, che gestiva il call center del CUP per le prenotazioni delle prestazioni sanitarie.

Seppure, dunque, non vi siano state perdite o furti di dati, il protrarsi del trattamento illecito per un decennio (dal 1999 al 2019) e la natura dei dati trattati, idonei a rilevare lo stato di salute degli interessati, ha comportato una sanzione non indifferente.

Peraltro, afferma il Garante, l’assenza di nomine apre le porte ad ambiguità nel rapporto tra titolare e responsabile e, quindi, a ulteriori possibili condotte sanzionabili per illiceità del trattamento, ad esempio per mancanza di una corretta base giuridica.

Con questo provvedimento, quindi, il Garante torna a ribadire la necessità che i titolari provvedano a nominare le società terze, che prestino servizi in outsourcing per loro conto, redigendo un contratto o un altro atto giuridico scritto e con il quale individuino dettagliatamente le regole e i limiti della nomina e del relativo trattamento.

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it