Un approccio pratico alla privacy by design e by default

Pubblicata il 04 maggio 2021

Chi ben comincia è a metà dell’opera”, così recita l’antico adagio, di latina memoria, che ci insegna che chi inizia con impegno e serietà ha già fatto metà del lavoro.

E nessun proverbio meglio potrebbe adattarsi a comprendere la portata dei principi previsti dall’art. 25 GDPR che richiedono, a chiunque intenda iniziare un trattamento, di pensare alla protezione dei dati fin dalla progettazione, quale initial stage, impostando successivamente i processi affinché tale protezione venga garantita in modo automatico.

Si tratta di principi universali, che devono necessariamente applicarsi a tutti i trattamenti, a prescindere dalla natura dei dati e dal fatto che il soggetto sia un titolare ovvero un responsabile. L’effettività di tali principi, inoltre, deve essere garantita costantemente, nell’integrale processo di trattamento.

Non solo, ma si tratta di concetti dinamici la cui portata applicativa implica una costante revisione e aggiornamento, non ultimo in base allo stato dell’arte.

Evidente, quindi, come dare effettività pratica a questi principi non sia sempre facile.

Sul tema, tuttavia, si cominciano a raccogliere illustri contribuiti, a partire dalle Guidelines 4/2019 dell’EDPB per arrivare alla Guida sulla privacy by design e a quella sulla privacy by Default dell’AEPD (Agenzia Spagnola per la protezione dei dati) rispettivamente di ottobre 2019 e 2020, che hanno descritto alcune fondamentali strategie volte a rendere concretamente fruibili questi principi, alla parvenza estremamente astratti.

Del resto, la corretta applicazione della privacy by design e by default, concernendo l’anticipazione del rischio in luogo della sua riparazione successiva, oltre a incarnare il fulcro dell’accountability, consente all’impresa di beneficiare di un approccio proattivo che, a sua volta, si traduce in una maggiore resistenza alle violazioni di dati e ai pregiudizi, anche sul piano economico, che le stesse comportano.

D’altronde, come si suole dire: “Meglio prevenire che curare”. 

Per informazioni:
Tel.: 0422 916417
E-mail: privacy@unisef.it

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UNIS&F
16-06-2022
Il DPO: una figura in continua evoluzione
Sono ormai passati quattro anni dall’entrata in vigore del GDPR e, con essa, dell’obbligo ovvero dell’opportunità, in alcuni casi, della nomina del DPO. In questo senso i dati ufficiali sono incoraggianti laddove, secondo quanto diffuso dal Garante Italiano, dal 25 maggio 2018 al 31 dicembre 2021 le comunicazioni dei dati di contatto dei DPO sono state oltre 60.000. Nel mentre, le sfide nel settore della privacy si sono fatte sempre più frequenti e pressanti, dimostrando l’indiscutibile centralità della materia nella quotidianità lavorativa e l’inevitabile integrazione in azienda come presupposto imprescindibile per la sua effettiva applicazione. In tutto questo, atteso il ruolo centrale che il Responsabile della Protezione Dati assume in tale frangente, la sua nomina rappresenta un momento di strategica rilevanza. L’evoluzione della protezione dei dati in azienda, dunque, non può che passare anche attraverso l’evoluzione del ruolo del DPO, in un’ottica di maggiore autonomia, indipendenza, effettiva competenza nonché di centralità in azienda. Qualità, queste, peraltro rimarcate tanto dal nostro Garante con il suo Documento di indirizzo (Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico del 29 aprile 2021), che recentemente dal Garante Francese nelle sue Linee Guida in materia (Pratical Guide Data Protection Officer del 15 marzo 2022). La nuova sfida applicativa del GDPR passa, quindi, attraverso la capacità e necessità per le imprese di valorizzare tale figura, garantendole quei presidi e quegli strumenti necessari affinché tale ruolo possa avere contezza del contesto aziendale. Solo così, infatti, il titolare stesso potrà effettivamente beneficiare del valore aggiunto derivante da un lecito trattamento dei dati, che l’apporto di questa figura consente concretamente di realizzare.   Per informazioni: Tel.: 0422 916417 E-mail: privacy@unisef.it